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Canone Rai per pc: Twitter dice no all'iniziativa di Viale Mazzini

Lunedì 20 Febbraio 2012, 21:30 in Business, Novità di

Appellandosi ad un regio decreto del 1938, i vertici Rai vorrebbero applicare il canone anche ad aziende dotate di computer e connessione internet. Twitter non ci sta.

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In questi giorni la Rai ha avanzato la richiesta di estendere il canone anche a imprenditori e liberi professionisti che possiedono un computer con connessione internet. Twitter dice no, con un perentorio #RAIMERDA.

L'ultima trovata dei vertici della Rai non è andata giù a nessuno: politici, diretti interessati e chi non ne risentirà. Tramite una rivisitazione in chiave moderna del regio decreto legge del lontano 1938, il canone potrebbe essere esteso anche a chi possiede pc con connessione internet, ma anche smartphone e tablet, per la gioia delle tasche di Viale Mazzini.

"Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento": così recita l'antico decreto legge, di certo incompatibile con le tecnologie del mondo odierno. Inoltre, aumentare le tasse con bollettini da 200 a 6000 Euro, in base al tipo di impresa, non sembra proprio un'idea brillante, ora che l'Italia è stata dichiarata ufficialmente in recessione.

Per questo motivo, nella giornata odierna l'hashtag #RAIMERDA, indelicato ma efficace, è balzato in testa ai trending topic. "Lo sapevate che se il vostro vicino tiene la TV davanti alla finestra tocca anche a voi pagare il canone RAI?" commenta ironicamente Nonciclopedia; "si, il mio smartphone è in grado di riprodurre i vostri contenuti, ma è la mia dignità a non consentiglielo... tassate anche quella?" scrive Matteo.

Scorrendo i Tweet, emerge anche un altro gesto spiacevole della Rai tale da farle meritare un hashtag simile. Una clausola del contratto Rai, che ricorda le leggi che si studiano sui libri di storia, stabilisce il licenziamento di donne incinte se la dolce attesa le impedisse di lavorare nella maniera migliore.

Viste queste ultime decisioni altamente anacronistiche, oltre che discutibili, forse sarebbe meglio spiegare ai vertici della Rai che bisognerebbe progredire invece di regredire.

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21 Feb 2012
alle 14:30

Paola M.

Ciao Stefano, grazie del post. Ho riletto alcuni documenti online e ho trovato il regio decreto, ma non ho trovato la clausula che afferma che alcune aziende dovrebbero pagare di più. Tu hai il link? Grazie!

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